venerdì 25 marzo 2011

Tagliandando - Prima parte

Certo c'è di peggio, non lo metto in dubbio. C'è però anche di meglio!
E poi ci bombardano di ottimismo, dal governo al vicino di casa alla televisione, addirittura alla radio c'è chi promette soldi ai protestati, ai cattivi pagatori e ai mezzi farabutti, e allora, che cazzo, svegliarsi col pensiero di dover portare la macchina a fare il tagliando, ad essere ottimisti, è meglio di svegliarsi e scoprire di essersi dimenticati di rientrare a casa prima di mettersi a dormire, e realisticamente, è peggio di svegliarsi e ricordarsi all'improvviso di avere davanti il primo giorno di un mese di ferie pagate alle Maldive.
Che poi, anche qui, ci sono varie sfumature. Io le ho scoperte oggi.
Ok, non è nuovissima la mia macchina, è del luglio 2007, quasi 4 anni. Che in Anni Macchina sono tanti o pochi a seconda del Momento Relativo Specifico. Grande cosa, la relatività. Mi spiego: se un concessionario cerca di venderti una macchina usata di 4 anni sembra che te la stia regalando per quanto è ancora attuale e in ottimo stato, e cerca di convincerti che sta commettendo uno sbaglio semi divino volendo disfarsene, dandoti implicitamente dell'imbecille a te che stai valutando se comprarla o meno, quella stessa macchina che se TU provi a rivendere, si trasforma magicamente in un rottame ambulante e cominciano a fioccare parole come carrozzeria, modelli nuovi, Euro numero X, gomme usurate e valutazione quattroruote, manco stessimo parlando di alta finanza con un broker di wall street. Per non parlare dei chilometri, che qualunque numero uno dice quello ti guarda manco li avesse fatti lui a piedi.
E comunque io non intendo rivenderla e comprarne un'altra. Io devo solo farle fare il tagliando. Perchè adesso giocano sporco, le case automobilistiche. Giocano sullo sfinimento e la guerra psicologica, i bastardi. Non so la vostra, ma la mia ha un calendario interno che, al momento della scadenza del tagliando precedente mi avvisa con una spia rappresentata da due chiavi inglesi e un numero negativo che aumenta (o dovrei dire diminuisce) con i giorni. Che è una bella rottura di coglioni, giacchè nessuno vuole vedere un conto alla rovescia, men che mai sul cruscotto della macchina l'attimo prima di mettere in moto, che a quel punto ti viene l'ansia da esplosione e sei costretto ogni volta a fare mente locale e pensare chi, tra tutti quelli che conosci, vorrebbe vederti saltare in aria. In genere è un numero inaspettatamente alto. Poi però si approssima allo zero quando realizzi che nessuno tra i papabili ha conoscenze tali da essere in grado di costruire una bomba.

mercoledì 23 marzo 2011

Notte buia, niente stelle - Stephen King

Dunque.
No, sul serio. Voglio dire: Wu Ming. Mica Coso. E, se non prendo un clamoroso abbaglio, trattasi di Wu Ming 1. Uno! Che poi altrimenti qualcuno potrebbe dire che, magari, io mi sia sbagliato o abbia omesso un particolare importante. In fondo parliamo del traduttore. Ancora, mica Coso. Che poi, anche l'altro lì, come si chiamava, ah si, Tullio Dobner. Dicevo Tullio... no, preferisco chiamarlo Dobner, perchè Tullio, non me ne vogliate, non si può proprio sentire. Dicevo di Dobner. E Wu Ming. Che poi a pensarci, tutti e due stranieri no? No, si certo. Italiani. Ma dal soprannome esotico uno e un cognome estero l'altro. Sarebbe da analizzare. Anche perchè pubblicizzare così tanto, la sperling, il cambio della "voce italiana" del Re, e passare da un extracomunitario all'altro mi sembra un azzardo, di questi tempi. In Italia non fanno entrare nemmeno i sardi. E si che loro italiani lo sono. Pazzesco. A questo punto io l'avrei fatto tradurre proprio da un sardo. Magari dal doppiatore di Wille il Giardiniere dei Simpson. Sarebbe stato uno spasso. Si, ok.
Magari qualcuno avrebbe approfittato per farne pubblicità su pubblicità. E sai che caos, fra i fan del Re? Tutti a dire si ma Willie? Chissà come avrebbe tradotto Dobner. O Wu Ming. Si sente proprio che questa volta il traduttore è un altro. Puah! L'ha snaturato. Io preferivo le Dobnarate. Anche se le Wu Mingate non sono da meno. Tutti e due, cioè... mica Coso. E poi, quel gioco di parole americano sullo schiacciare i punti neri/testa mora (non bionda), come l'avrebbe tradotto quell'altro?
No, ci tengo. Lo considero fondamentale. Sul serio.
Anche se so che il lato positivo del cambio del traduttore, è l'aver portato molti lettori a leggere direttamente il romanzo in inglese e poi, magari, in italiano. Così, per confronto. Che poi magari, se gli va, lo traduce pure Dobner cosi possiamo fare il confronto dei confronti.
Io, personalmente, preferirei la versione di Willie.
Detto questo... mi sembra di aver detto tutto, no? No? Come, no? Di che altro dovrei parlare?
Ah, diavolo, si!! Il ROMANZO! Che sbadato. Non ci pensavo proprio. Ero talmente preso dal fondamentale dilemma causato dal cambio di traduttore con tutto quello che di male comporta che mi sono... a proposito. Avete notato? Il nome del traduttore è scritto sulla copertina?!?! Ma dico io!
Stephen King tradotto da Wu Ming? Cioè? E la versione in italiano tradotta da un italiano dov'è? Ah, è italiano? Ma pensa. Tullio Dobner pure, e lui non si vergognava mica del suo nome. Pensa Wu Ming come deve chiamarsi, di battesimo, per inventarsi un soprannome cinese! Possibile mai peggio di Tullio? E che diavolo, a volte sarebbe necessario disconoscerli i genitori, guarda!
Ma ora sto divagando. Sembra quasi di essere in un gruppo di anobii o su un forum dedicato al Re.
Come? Il Romanzo? Quale romanzo? Ah, si scusate. Quale Romanzo? Ah, già. Si.
Quattro racconti. Stupendi. Il Re è sempre il Re.
Fossi in voi lo leggerei.
E poi è tradotto da Wu Ming 1. Mica Coso.

martedì 22 marzo 2011

Fahrenheit 451 - Ray Bradbury

Raramente capita di leggere un libro e non saper che dire.
Ecco. E' capitato: non so cosa dire.
Sono abbagliato dalla grandiosità dei personaggi e dagli argomenti trattati, accecato più dalle menzogne nascoste, che dalle verità annunciate.
L'uguaglianza nell'ignoranza e l'inequità nella cultura.
Il dubbio e la sofferenza che porta la continua ed inutile ricerca della verità, confutabile ed irraggiungibile; sempre un passo avanti, sempre una frase dopo, sempre un libro in più.
La felicità anestetica dell'ignoranza, e il vuoto riempito da altro vuoto, artificiale e appagante, ma sempre vuoto.
Lo scontro, senza vincitori, e l'uomo che rinasce dalle proprie ceneri.
Ed il lettore messo all'angolo, frastornato, nell'incapacità di accusare e di difendere, messo di fronte ad una scelta che, leggendo, ha già compiuto ma che ora, non sembra più tanto ovvia.
Maestoso.

La strada - Cormac McCarthy

La grandezza di un libro, per quanto immaginario e inventato possa essere l’argomento trattato, sta nella straordinaria capacità di svelare la Verità.
Anche piccola, anche ovvia. E per questo ancor più significativa.
Ho finito a fatica questo romanzo, perché la Verità della Disperazione colpisce duro.
Ho finito a fatica questo romanzo, perché la Verità dell’Amore colpisce ancor più duro.
Ho finito a fatica questo romanzo, ma l’ho finito ed ho chiuso il libro.
Ho chiuso il libro e il Giappone ha tremato.
Ho chiuso la Verità ed è iniziata la Realtà.