sabato 30 aprile 2011

Ritratto della mia bambina - Umberto Saba

La mia bambina con la palla in mano,
con gli occhi grandi colore del cielo,
e dell'estiva vesticciola: "Babbo
- mi disse - voglio uscire oggi con te".
Ed io pensavo: Di tante parvenze
che s'ammirano al mondo, io ben so a quali
posso la mia bambina assomigliare.
Certo alla schiuma, alla marina schiuma
che sull'onde biancheggia, a quella scia
ch'esce azzurra dai tetti e il vento sperde;
anche alle nubi, insensibili nubi 
che si fanno e disfanno in chiaro cielo;
e ad altre cose leggere e vaganti.














Dedicata alle mie due bimbe, battito del mio cuore.

giovedì 28 aprile 2011

Blasfemando

La totale fiducia che GiuPeppe aveva nella giovane moglie, cominciò ad incrinarsi il giorno della venuta dell’Angelo Gabri. La mattina di quel giorno infatti, MariDonna gli aveva raccontato una storia quantomeno singolare su di un sogno, un messaggio divino, un angelo ed una gravidanza verginea. 
GiuPeppe non aveva dato molto peso a quelle parole, ma la mattina seguente trovò sparse per tutta la camera molte piume, tutte riconducibili a bestie quali galline, oche e piccioni. Le vie del Signore sono infinite, pensò l’uomo nascondendo anche a se stesso il principio di dubbio che cominciava ad infiltrarsi nel suo cuore. Nonostante ciò, il pensiero successivo inevitabilmente fu che, dieci giorni prima, Don Belze denunciò il furto di molti animali della sua fattoria. Cosa ancora più sospetta fu il fatto che le bestie più pregiate, e quindi  più soggette ai furti, come cavalli, mucche e cammelli non furono toccati, sparirono solo centinaia fra galline, oche e piccioni. Tanto strano fu il furto che stessa Donna Bu, moglie di Belze, osò definirlo un furto eccentrico, spaventando i cittadini e provocando le ire dei governanti che reagirono dichiarando Bu colpevole di uso improprio di vocaboli sconosciuti, quindi condannandola a lapidazione in pubblica piazza. 
La prova di fronte la quale GiuPeppe non poté far finta di non capire, fu il ritrovamento di due cinture in cuoio unite orizzontalmente da una terza. Ne comprese immediatamente l’utilizzo. E maledì il suo straordinario senso pratico e l’acume sopraffino del suo intuito che gli impedivano di rimanere ignorante, e dunque immune, allo sbandamento psicologico che la faccenda gli avrebbe provocato. Due cinture tenute insieme da una terza, la quale si poteva stringere e allargare tramite una fibbia centrale. Cristallino. Una struttura per sorreggere un peso sulle spalle. Piume sparse per tutta la camera. Due enormi ali mezze spiumate attaccate alle cinture. MariDonna che dormiva nel letto, mezza nuda, con un’espressione beata sul volto e le mani poggiate sul villoso petto di Belze anch’egli profondamente addormentato . Gli tremarono le gambe. Un senso di vertigine e conati di vomito lo scossero facendolo tremare come foglia sbattuta dal vento. Non riusciva a crederci. E del resto chi, di fronte a un così assurdo evento avrebbe creduto? Eppure era tutto li, davanti ai suoi scettici occhi sbarrati. Mai, mai e poi mai avrebbe immaginato. Mai e poi mai sarebbe stato in grado di credersi capace di immaginare di poter immaginare che fosse cosi. Ancora tremante e scosso da brividi, cadde in ginocchio e con in bocca il gusto salato delle lacrime che copiose scendevano dai suoi occhi brucianti, raccolse le forze, il poco coraggio non cancellato dallo shock del momento, e sussurrò: “Belze… Belze… Tu… Tu sei l’Angelo Gabri!!”
Singhiozzando di gioia, pregò il Signore ringraziandoLo per avergli permesso di assistere a quel miracolo.

lunedì 25 aprile 2011

Nessun Dove - Neil Gaiman

“Nessun Dove” è il primo libro di Neil Gaiman che ho letto. E non riesco a capire se sono stato fortunato o sfortunato.

E’ difficile trovare libri capaci di farti vivere fantasie così enormi da sembrarti non solo possibili, ma reali. 
Libri la cui forza creativa è talmente maestosa che il semplice spezzettarla e rinchiuderla in migliaia di quelle piccole celle di convenzione umana che chiamiamo parole non basta a contenerla, e sprigiona al di la di esse un’ aurea di realtà immaginaria che brilla e pulsa e risplende su tutto ciò che c’è intorno, spingendosi ad esistere al di la del libro. 
E’, sostanzialmente, il contrario dell’essere catapultati all’interno della storia: è quando la storia si scaglia all’esterno e comincia a far parte del tuo vivere quotidiano. 
Capita raramente. O almeno, è capitato pochissime volte a me. Leggendo “La Storia Infinita”, per esempio. 
O questo splendido "Nessun Dove". 
E come tutte le cose che hanno la divina contemporaneità dell’essere rare e preziose, un libro scaraventastoria è pericoloso. 
Perché crea un precedente, perché svela capacità, perchè fungerà da termine di paragone. Ed elimina scuse, ed assottiglia gli alibi. 
E’ la storia, non colui che la racconta. (cit.) 
Certo. Ma il narratore ha la sua parte di responsabilità. 
Voglio dire, anche l’ apparentemente semplice scelta di chiamare Londrasotto e non Altralondra quel realissimo e magico luogo in cui la storia si svolge, è una responsabilità mastodontica! 
E Neil Gaiman è stato all’altezza della storia. Ha saputo essere un ottimo narratore, ha saputo raccontare senza raccontarsi, senza far percepire la sua presenza. 
Ha dato vita a personaggi, luoghi, profumi e atmosfere contemporaneamente reali e fantastici, descrivibili solo come… Soprareali. 
Non parlerò oltre della trama. Anzi, non parlerò oltre. 
Questo libro va letto, perché la Storia ha bisogno di un solo elemento per compiere la sua scaraventa magia: il lettore.

domenica 24 aprile 2011

The Dome - Stephen King

Molto bello. 
E per dare questo banalissimo giudizio, ho dovuto aspettare qualche giorno, iniziare un nuovo libro e ripensare a "The dome" a mente fredda. 
Ritengo che fare paragoni con opere precedenti sia allettante ma contemporaneamente inutile ed inevitabile. Non siamo di fronte ad un (auto)plagio o a un romanzo furbetto, dettato da "necessità" economiche e sviluppato raschiando nel fondo del barile (o del cassetto, come in questo caso). 
Ritengo che King sia un grande autore e un profondo conoscitore di se stesso. 
L'incidente l'ha cambiato. E le sue opere ne hanno risentito moltissimo. Salvo, forse, la Saga della Torre Nera. 
Dal 2001 al 2006 ha scritto una bella raccolta di racconti 2 o 3 romanzi mediocri e il suo libro peggiore (buick 8). Poi c'è stata la svolta. Piccola, magari, ma determinante con "La storia di Lisey". Continua con "al crepuscolo" (ma i racconti King li ha sempre saputi scrivere...) e il bellissimo "Duma Key". 
Si vede che non è più il "vecchio" King, ma lo trovo inevitabile. Anagraficamente parlando, certo, ma anche perchè (e non lo nasconde lui stesso) l'incidente l'ha reso un altro uomo. 
Il cambiamento si nota, anche se per me si tratta di maturità. 
Tutto questo per ribadire che King è un grande autore, un grande conoscitore di se stesso e un grande conoscitore dei suoi Fedeli Lettori. 
Sa che è bravissimo a raccontare di intere, piccole comunità. Ad affrontarne i pregi e difetti, le ipocrisie nascoste dietro le apparenze. E soprattutto è maestro nel delineare la psicologia dei personaggi, e nel raccontare l'orrore quotidiano. E poi ci sono i bambini e gli asolescenti... 
Lui ha preso i suoi punti di forza e ci ha sviluppato intorno una storia. Una storia veloce e soffocante, rabbiosa e fastidiosa, cattiva e reale.
La cupola, come ovvio, è solo un pretesto per lavorare nelle sue migliori condizioni. Un pò come giocare in casa. L'importante era isolare la comunità, il resto sarebbe venuto da sé. E così è stato. 
Molto bello, questo romanzo, anche nel finale. Perché in fondo i bambini sono bambini. In tutti i mondi.

venerdì 22 aprile 2011

Non avevo capito niente - Diego De Silva

Questo libro si è rivelato essere un'autentica sorpresa.
La storia di Vincenzo Malinconico, avvocato quarantenne indolente e sveglio, affascina e diverte il lettore incollandolo alle pagine del libro.
Il protagonista si confessa parlandoci in prima persona attraverso un monologo schietto e sincero e senza troppe formalità, proprio come fossimo due amici che chiacchierano al bar davanti ad un caffè. E questo ti rende complice e partecipe, sempre divertito e spesso anche affascinato dalle sue spiccate doti di filosofo metropolitano.
Qualche volta risulta essere un po' sgrammaticato e dialettale, altre un po' troppo cervellotico, e sono proprio queste oscillazioni (forse volute, forse no) a renderlo tanto reale e simpatico. Insomma, davvero un piccolo gioiello questo romanzo.
Assolutamente consigliato, la verità.

martedì 19 aprile 2011

Lavorando - Seconda Parte

La mattinata prosegue tranquilla, con il lavoro che aumenta con l'avanzare dell'ora.
Fila tutto liscio, entrano clienti e soprattutto CLIENTI e dall'alto della mia posizione privilegiata (seduto comodamente in cassa al centro del negozio) osservo lo svolgere del lavoro come stessi seduto sul divano davanti alla tv a vedere un bel film, cogliendo quei dettagli che in genere si notano solo dopo aver visto tre o quattro volte di seguito la stessa pellicola, quando sposti l'attenzione dal soggetto principale per spaziare con lo sguardo tutt'attorno alla ricerca di nuovi dettagli e sfumature, e ti accorgi dell'espressione immobile del quarto attore da sinistra dietro all'attore in primo piano, oppure noti che la co-protagonista, inquadrata in terzo piano semi nascosta da una lampada, sorride nel bel mezzo di in una scena tragica.
Conosco le sfumature delle movenze dei miei collaboratori, il linguaggio del loro corpo e in particolare la pesante aura del non detto, l'Universo del Trattenuto, tutto ciò che un commesso vorrebbe dire ma non può. Ci si potrebbero scrivere migliaia di libri a tal proposito, e sarebbero tutti invariabilmente colmi delle più disparate, fantasiose e geniali frasi offensive che potreste mai sentire. E' un mondo nascosto, un sottobosco effervescente in continua evoluzione, un fermento creativo che non ha eguali in nessun' altra forma artistica conosciuta che rende i commessi complici e uniti, creando quella che è una delle confraternite segrete più grandi e potenti del mondo. Una sorta di Fight Club delle Offese, un Hurt Club.
La prima regola dell'Hurt Club, è che non si parla dell'Hurt Club.
Sul serio, pensateci. Avete mai visto due commessi litigare, prendersi a botte, insultarsi?
No, ma sicuramente vi sarà capitato di assistere a due o più persone che in strada o in un pub o in una discoteca, ridevano fino alle lacrime, scambiandosi a turno aneddoti e storielle divertenti.
Bene, quelle persone ridevano anche di te. O di tua sorella. O di tuo padre. O di un tuo amico. Insomma, tutti siamo clienti. E tutti diventiamo CLIENTI.
Se non ricordo male, siamo addirittura citati nella bibbia, in quel passo in cui si dice che "cliente tu sei e CLIENTE tu diventerai", subito dopo che Gesù, che era un tipo sveglio, accortosi di essere perculato dai mercanti mise su quel casino del cacciarli via dal tempio. Che poi, a mio avviso, poteva pure risparmiarselo e stare un filino più attento sul dove accettare i baci e da chi, in special modo davanti alle guardie. A quei tempi, farsi baciare da un maschio! Sfido io che si sono incazzati. Certo, magari loro poi hanno esagerato una tantino sulla pena. Che diamine, neanche avesse avuto addosso due grammi di erba.
Comunque.
Capite la forza dell'Hurt Club? Potremmo governare il mondo, se non fossimo così impegnati ad offenderlo.

venerdì 8 aprile 2011

Lavorando - Prima Parte

Volevo raccontarvi una tipica mattinata lavorativa così come avviene nel posto in cui lavoro, nel mio negozio... cioè nel negozio in cui lavoro. Ok, ok. Ho sposato la figlia del capo, ok? Non so bene neanche io come definirmi, oltre che raccomandato. E non è un bella cosa da dire, soprattutto a se stessi. Be, neanche agli altri. Che lavoro faccio? Io? No, io sono raccomandato. Eheheh. Un paio di volte l'ho fatto, serio serio, e l'espressione del mio interlocutore non ve la so descrivere. Vi dico solo che mi sono dovuto allontanare millantando una scusa qualunque, scoppiare a ridere dietro l'angolo, e tornare un minuto dopo più serio di prima per continuare il discorso tranquillamente. Una volta fatelo, dite a una persona appena conosciuta una qualunque cosa imbarazzante su di voi come se fosse la cosa più naturale del mondo e avrete in risposta una reazione impagabile. Comica e appagante, davvero. Interrogativa più delle Five Ws! Si chiederà continuamente se quello che avete detto è vero, se eravate seri o se stavate scherzando o se, dopotutto non sia possibile che abbia capito male. Entrerete di diritto nella sua vita, gli resterete impressi nella memoria. E' un modo come un altro per diventare immortali.
Dicevo della mattinata al lavoro. Fatemi dire che probabilmente io la prendo divertendomi più degli altri perché il mio lavoro, scusate, la mia raccomandazione mi ha portato a lavorare nell'amministrazione del negozio, quindi quelle pochissime volte che sostituisco la collega alla cassa per me rappresenta un piacevole diversivo.

mercoledì 6 aprile 2011

Eterni nell'Universo

Da qualche giorno mi capita di scoprirmi a guardare il cielo. E lo guardo con occhi nuovi.
Sto leggendo un simpatico quanto istruttivo libro di tale Bill Bryson, che ha concentrato in poco più di 400 pagine quello che lui stesso definisce "Breve storia di (quasi) tutto". Una sorta di sussidiario scientifico in cui l'autore, spaziando dalla geologia all'astronomia, dalla chimica alla fisica, riassume attraverso le scoperte scientifiche più importanti dei più geniali pensatori della storia, il percorso che ha portato l'uomo al livello attuale di comprensione del mondo e dell'universo.
L'autore disquisendo di menti geniali e scoperte incredibili, si lascia quasi sfuggire che se nel sistema stellare più vicino al nostro ci fosse un pianeta abitato e quel pianeta avesse tecnologie e curiosità e fortuna sufficienti da puntare verso di noi un telescopio enormemente potente, oggi vedrebbe il nostro pianeta... duecento anni fa. Perché questo è il tempo che impiega la luce a percorrere la distanza che separa i nostri due pianeti.
E questo cambia tutto, cambia totalmente il mio essere.
Ho trovato risposte a domande che non sapevo neanche di stare chiedendomi.
Il passato non esiste nei termini in cui siamo abituati a credere, il passato non è un luogo temporale antecedente e non più esistente; il passato esiste su un altro piano logico: lo spazio. Tutto ciò che ci accade è per sempre, o almeno fino alla fine dell'universo, e si allontana da noi non nel tempo, ma nella distanza.
E' in viaggio alla velocità della luce verso chiunque ci stia guardando.
Sicuramente menti più alte della mia hanno già pensato tutto questo, ed è probabile che definire l'esistenza umana come un viaggio tragga le sue origini proprio da questo concetto, eppure per me è una rivelazione che ha la forza della vita.
Il Viaggio è la vita. Il Viaggio è la morte. Forse Dio è il Viaggio. 
Penso alle persone care scomparse, e come ora tutto ha più senso. Penso alla nostalgia e al dolore e a all'accecante voglia di poter abbracciare un'ultima volta, anche solo per un attimo la persona amata.
Ora so che quell'ultimo abbraccio esiste, al pari di tutti gli altri, e viaggia veloce attraverso le galassie.
Basterebbe saper viaggiare più veloci, superare la distanza di quel momento e poi girarsi a guardare.
E poi farlo di nuovo. E poi ancora. Ogni nostro attimo è eterno.
Ed è un pensiero che mi rincuora di lacrime.
Guardo il cielo e mi sento sereno. E se mi accorgo di stare facendolo accenno un saluto o un sorriso. Sorrido ai milioni di chilometri che ho appena iniziato a percorrere.

domenica 3 aprile 2011

Tagliandando - Seconda parte

Dicevo del razzismo.
Oddio, detta così sembra quasi che stessi affrontando un argomento serio. Cosa che mi sarà capitata di fare una o due volte nella vita e per la quale vi assicuro non sono assolutamente portato: tendo a mandare tutto a puttane. In genere con uscite da vergogna indotta. Non sapete cos'è la vergonga indotta? Ma si che lo sapete: è quando ci si vergogna arrivando a provare fastidio fisico al posto della persona che dovrebbe vergognarsi e che, ignara o noncurante e sentendosi spiritosissima continua senza sosta nell'azione incriminante con il risultato di ampliare l'emozione stessa. Un circolo vizioso spaventoso, un loop che provoca rotture insanabili anche nelle più salde e durature amicizie. Ecco, io sono un induttore di vergogna. Vi ho avvisati.
Ma torniamo al razzismo.
Dicevo della discriminazione cui è sottoposto il Preventivo Gratuito in quel di Germania. Che tutto sommato non è neanche così grave, visto che questa volta le eventuali nuvole di cenere sarebbe di materiale cartaceo e non umano (cosa vi dicevo della vergogna indotta?). E' la finalità e la caparbietà tedesca che mi lascia esterrefatto: mirano al guadagno con una devozione tale da convincerti alla fine che lo strano sei tu.
Ed è tutto organizzato in funzione di quel concetto: il lusso, l'eleganza, il comportamento degli addetti, la generica bellezza austera, l' aura di superiorità che si respira negli autosaloni e nei centri assistenza tedeschi abbinati alla loro stoica reticenza a parlare di denaro, come fosse l'ultimo insignificante dettaglio, sono studiati per soggiogarti, metterti in una condizione di inferiorità mentale tale da renderti docile e sottomesso, facendoti vergognare della tua posizione economica, qualunque essa sia, cosicché al momento della presentazione del (salatissimo) conto da pagare, tu non abbia la lucidità sufficiente per mettere a fuoco ciò che sta accadendo, evitano così che il cliente metta su un sacrosanto e dovuto casino della Madonna.