giovedì 28 aprile 2011

Blasfemando

La totale fiducia che GiuPeppe aveva nella giovane moglie, cominciò ad incrinarsi il giorno della venuta dell’Angelo Gabri. La mattina di quel giorno infatti, MariDonna gli aveva raccontato una storia quantomeno singolare su di un sogno, un messaggio divino, un angelo ed una gravidanza verginea. 
GiuPeppe non aveva dato molto peso a quelle parole, ma la mattina seguente trovò sparse per tutta la camera molte piume, tutte riconducibili a bestie quali galline, oche e piccioni. Le vie del Signore sono infinite, pensò l’uomo nascondendo anche a se stesso il principio di dubbio che cominciava ad infiltrarsi nel suo cuore. Nonostante ciò, il pensiero successivo inevitabilmente fu che, dieci giorni prima, Don Belze denunciò il furto di molti animali della sua fattoria. Cosa ancora più sospetta fu il fatto che le bestie più pregiate, e quindi  più soggette ai furti, come cavalli, mucche e cammelli non furono toccati, sparirono solo centinaia fra galline, oche e piccioni. Tanto strano fu il furto che stessa Donna Bu, moglie di Belze, osò definirlo un furto eccentrico, spaventando i cittadini e provocando le ire dei governanti che reagirono dichiarando Bu colpevole di uso improprio di vocaboli sconosciuti, quindi condannandola a lapidazione in pubblica piazza. 
La prova di fronte la quale GiuPeppe non poté far finta di non capire, fu il ritrovamento di due cinture in cuoio unite orizzontalmente da una terza. Ne comprese immediatamente l’utilizzo. E maledì il suo straordinario senso pratico e l’acume sopraffino del suo intuito che gli impedivano di rimanere ignorante, e dunque immune, allo sbandamento psicologico che la faccenda gli avrebbe provocato. Due cinture tenute insieme da una terza, la quale si poteva stringere e allargare tramite una fibbia centrale. Cristallino. Una struttura per sorreggere un peso sulle spalle. Piume sparse per tutta la camera. Due enormi ali mezze spiumate attaccate alle cinture. MariDonna che dormiva nel letto, mezza nuda, con un’espressione beata sul volto e le mani poggiate sul villoso petto di Belze anch’egli profondamente addormentato . Gli tremarono le gambe. Un senso di vertigine e conati di vomito lo scossero facendolo tremare come foglia sbattuta dal vento. Non riusciva a crederci. E del resto chi, di fronte a un così assurdo evento avrebbe creduto? Eppure era tutto li, davanti ai suoi scettici occhi sbarrati. Mai, mai e poi mai avrebbe immaginato. Mai e poi mai sarebbe stato in grado di credersi capace di immaginare di poter immaginare che fosse cosi. Ancora tremante e scosso da brividi, cadde in ginocchio e con in bocca il gusto salato delle lacrime che copiose scendevano dai suoi occhi brucianti, raccolse le forze, il poco coraggio non cancellato dallo shock del momento, e sussurrò: “Belze… Belze… Tu… Tu sei l’Angelo Gabri!!”
Singhiozzando di gioia, pregò il Signore ringraziandoLo per avergli permesso di assistere a quel miracolo.

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