mercoledì 6 aprile 2011

Eterni nell'Universo

Da qualche giorno mi capita di scoprirmi a guardare il cielo. E lo guardo con occhi nuovi.
Sto leggendo un simpatico quanto istruttivo libro di tale Bill Bryson, che ha concentrato in poco più di 400 pagine quello che lui stesso definisce "Breve storia di (quasi) tutto". Una sorta di sussidiario scientifico in cui l'autore, spaziando dalla geologia all'astronomia, dalla chimica alla fisica, riassume attraverso le scoperte scientifiche più importanti dei più geniali pensatori della storia, il percorso che ha portato l'uomo al livello attuale di comprensione del mondo e dell'universo.
L'autore disquisendo di menti geniali e scoperte incredibili, si lascia quasi sfuggire che se nel sistema stellare più vicino al nostro ci fosse un pianeta abitato e quel pianeta avesse tecnologie e curiosità e fortuna sufficienti da puntare verso di noi un telescopio enormemente potente, oggi vedrebbe il nostro pianeta... duecento anni fa. Perché questo è il tempo che impiega la luce a percorrere la distanza che separa i nostri due pianeti.
E questo cambia tutto, cambia totalmente il mio essere.
Ho trovato risposte a domande che non sapevo neanche di stare chiedendomi.
Il passato non esiste nei termini in cui siamo abituati a credere, il passato non è un luogo temporale antecedente e non più esistente; il passato esiste su un altro piano logico: lo spazio. Tutto ciò che ci accade è per sempre, o almeno fino alla fine dell'universo, e si allontana da noi non nel tempo, ma nella distanza.
E' in viaggio alla velocità della luce verso chiunque ci stia guardando.
Sicuramente menti più alte della mia hanno già pensato tutto questo, ed è probabile che definire l'esistenza umana come un viaggio tragga le sue origini proprio da questo concetto, eppure per me è una rivelazione che ha la forza della vita.
Il Viaggio è la vita. Il Viaggio è la morte. Forse Dio è il Viaggio. 
Penso alle persone care scomparse, e come ora tutto ha più senso. Penso alla nostalgia e al dolore e a all'accecante voglia di poter abbracciare un'ultima volta, anche solo per un attimo la persona amata.
Ora so che quell'ultimo abbraccio esiste, al pari di tutti gli altri, e viaggia veloce attraverso le galassie.
Basterebbe saper viaggiare più veloci, superare la distanza di quel momento e poi girarsi a guardare.
E poi farlo di nuovo. E poi ancora. Ogni nostro attimo è eterno.
Ed è un pensiero che mi rincuora di lacrime.
Guardo il cielo e mi sento sereno. E se mi accorgo di stare facendolo accenno un saluto o un sorriso. Sorrido ai milioni di chilometri che ho appena iniziato a percorrere.

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