martedì 19 aprile 2011

Lavorando - Seconda Parte

La mattinata prosegue tranquilla, con il lavoro che aumenta con l'avanzare dell'ora.
Fila tutto liscio, entrano clienti e soprattutto CLIENTI e dall'alto della mia posizione privilegiata (seduto comodamente in cassa al centro del negozio) osservo lo svolgere del lavoro come stessi seduto sul divano davanti alla tv a vedere un bel film, cogliendo quei dettagli che in genere si notano solo dopo aver visto tre o quattro volte di seguito la stessa pellicola, quando sposti l'attenzione dal soggetto principale per spaziare con lo sguardo tutt'attorno alla ricerca di nuovi dettagli e sfumature, e ti accorgi dell'espressione immobile del quarto attore da sinistra dietro all'attore in primo piano, oppure noti che la co-protagonista, inquadrata in terzo piano semi nascosta da una lampada, sorride nel bel mezzo di in una scena tragica.
Conosco le sfumature delle movenze dei miei collaboratori, il linguaggio del loro corpo e in particolare la pesante aura del non detto, l'Universo del Trattenuto, tutto ciò che un commesso vorrebbe dire ma non può. Ci si potrebbero scrivere migliaia di libri a tal proposito, e sarebbero tutti invariabilmente colmi delle più disparate, fantasiose e geniali frasi offensive che potreste mai sentire. E' un mondo nascosto, un sottobosco effervescente in continua evoluzione, un fermento creativo che non ha eguali in nessun' altra forma artistica conosciuta che rende i commessi complici e uniti, creando quella che è una delle confraternite segrete più grandi e potenti del mondo. Una sorta di Fight Club delle Offese, un Hurt Club.
La prima regola dell'Hurt Club, è che non si parla dell'Hurt Club.
Sul serio, pensateci. Avete mai visto due commessi litigare, prendersi a botte, insultarsi?
No, ma sicuramente vi sarà capitato di assistere a due o più persone che in strada o in un pub o in una discoteca, ridevano fino alle lacrime, scambiandosi a turno aneddoti e storielle divertenti.
Bene, quelle persone ridevano anche di te. O di tua sorella. O di tuo padre. O di un tuo amico. Insomma, tutti siamo clienti. E tutti diventiamo CLIENTI.
Se non ricordo male, siamo addirittura citati nella bibbia, in quel passo in cui si dice che "cliente tu sei e CLIENTE tu diventerai", subito dopo che Gesù, che era un tipo sveglio, accortosi di essere perculato dai mercanti mise su quel casino del cacciarli via dal tempio. Che poi, a mio avviso, poteva pure risparmiarselo e stare un filino più attento sul dove accettare i baci e da chi, in special modo davanti alle guardie. A quei tempi, farsi baciare da un maschio! Sfido io che si sono incazzati. Certo, magari loro poi hanno esagerato una tantino sulla pena. Che diamine, neanche avesse avuto addosso due grammi di erba.
Comunque.
Capite la forza dell'Hurt Club? Potremmo governare il mondo, se non fossimo così impegnati ad offenderlo.

Quindi grazie al mio occhio critico colgo le sfumature che le orecchie non sentiranno mai in diretta. Osservo Marco che sta guardando la signora che sta servendo con quello sguardo e attendo paziente che la magia abbia inizio. Neanche a dirlo, la cliente ripete la stessa domanda per l'ennesima volta, Marco s'infuria mascherandolo egregiamente, sorridicchia e risponde con un 'No, signora non ha capito. Glielo spiego nuovamente' che in Linguaggio-Hurt suona più o meno come 'Ma cristiddio, sta rincoglionita proprio a me doveva capitare? Signò, io glielo rispiego pure in turco, ma guardi che l'occhiale è proprio l'ultimo dei suoi problemi, mi creda.'
Io rido immaginando la faccia che farebbe la cliente se Marco dicesse sul serio quello che pensa. Sarebbe uno spasso. Magari l'ultimo spasso di Marco, ma sarebbe proprio un bel botto finale. Qualche volta succede che non si riesce a fermare in tempo la lingua e si lasciano partire risposte incontrollate, come la storia del "mi chiami pure Daniele" di poco fa. C'è da dire che spesso te le cavano di bocca le parole, i CLIENTI. Una volta una signora è entrata credendo di essere lesbica da vicino. Lungi da noi il pensiero di poterla in qualche modo correggere. E che siamo la caritas? Tant'è che è uscita sapendo di essere lesbica da vicino e normale da lontano. La mia speranza è che s’imbatta in un circolo dell' ARCIGAY prima o poi. E allora ne sarà valsa la pena.
In un'altra occasione siamo riusciti a convincere una signora che si lamentava per gli occhiali da sole troppo chiari, che le lenti gliele avremmo scurite tantissimo grazie alla catramina, un colorante specifico molto coprente, e del tutto inventato. A fine trattamento la signora ci ha ringraziato moltissimo dichiarandosi del tutto soddisfatta. Poi vai a spiegare a possibili visitatori extraterrestri che noi siamo la razza intelligente del pianeta.
Rivivevo mentalmente questi eventi quando con la coda dell'occhio noto Adriano che si muove scattoso, collo rigido e passi svelti, chiaro sintomo che sta svolgendo una commissione comandatagli direttamente dal grande Capo. E questo cattura immediatamente la mia attenzione perché sto cercando di studiare a fondo questo sua condotta; mi affascina e credo di non esagerare definendomi un etologo alle prese con gli strani comportamenti di un animale in cattività.
Adriano è bravissimo, a nascondersi. Sul serio, credo di non aver mai conosciuto nessun altro essere vivente bravo quanto lui a scomparire. Un attimo è al tuo fianco, un attimo dopo, giuro, un solo attimo dopo, è scomparso. Roba da fare impallidire il mantello dell’invisibilità di Harry Potter. Qualche volta penso che abbia trovato dei passaggi segreti sparsi nel negozio e che si diverta a fare di questi scherzi. Io non li ho mai trovati, ma non per questo smetto di cercare, sia chiaro. Devono esserci. O questi, o buchi spazio-temporali che solo lui può utilizzare. Stando a quel che dice Hawking, è più probabile l’ipotesi dei buchi spazio-temporali. Sempre che abbia capito bene, dato che non parla proprio chiarissimo. Harry Potter è propenso a credere nell’ipotesi dell’invisibilità; e a questo proposito chiede se qualcuno ha per caso visto il suo mantello, che non lo trova più. Il Professor Plum tende a credere ai passaggi segreti, alla rivoltella, allo studio e alla colpevolezza della Signorina Scarlett. E io devo smetterla di credere di parlare con personaggi inventati.
Si certo, come no. Stephen Hawking esiste davvero. Simpatici.
Fatto sta che Adriano ha questo fantastico dono che sa usare magnificamente. E’ in cassa vicino a me e un cliente entra? Puff, lui scompare. E’ al banco della consegna e un cliente si dirige da quella parte? Puff, lui scompare. Scompare proprio davanti ai tuoi occhi. E’ incredibile. Più di una volta mi sono aspettato di sentire puzza di zolfo provenire dal posto vuoto che ha lasciato scomparendo. Da ragazzino avrà fatto sfraceli, giocando a nascondino.
Di solito lo si rivede pochi minuti dopo uscire dal laboratorio o dalla sala di contattologia. Caso vuole, che lui riappaia proprio un minuto dopo che il cliente è stato preso in consegna da qualcun altro. Ditemi voi se non è un comportamento da studiare. E il bello non è neanche questo, lo spettacolo vero inizia quando gli chiede qualcosa il Grande Capo. Adriano è un tipo pacioso e sboccato, sempre molto calmo, mentalmente assente, scanzafatiche e innegabilmente, spropositamente lento. Per non parlare dei difetti! Quando il Grande Capo gli affida un compito, di colpo si trasforma nell’uomo più Agitato dell’Universo; va completamente in confusione, diventa scoordinato e rigido, si muove velocemente a grandi passi, con le braccia lungo distese e il collo rigidissimo, sembra uno struzzo che scorrazza a vuoto nel suo recinto spaventato dalle dimensioni dell’uovo che ha appena deposto. E non esagero, se io fossi uno struzzo mi preoccuperei enormemente delle dimensioni mastodontiche delle uova.
In quelle occasioni Adriano è inavvicinabile, non ascolta niente e nessuno e si concentra a compiere i a sua misione nel più breve tempo possibile, borbottando tra se parolacce e imprecazioni ad ogni minimo intoppo. Fa paura.
Ed è il preciso stato in cui si trova ora. Ha trovato un paio di ostacoli e il tempo di risposta al Grande Capo si è allungato troppo. Quasi quasi scoppia a piangere. Va in giro con quella sua movenza piccionesca, avanti e indietro imprecando, dal laboratorio alla sua postazione al banco del ritiro, si ferma ogni due o tre minuti dal cliente a chiedere ulteriori spiegazioni e riparte più scombinato di prima.
Va da Marco.
- A Ma’, mechesai‘ndostalabustadequesto? – chiede ansioso, appiccicando le parole, che ci vorrebbe Paperino per tradurre.
- Adria’, ma questo chi? – risponde Marco, evidentemente ansioso di aiutare. Infatti gli gira le spalle e se ne va.
Adriano accusa botta, impreca e ricomincia il giro del negozio.
Dalla cassa io mi diverto un mondo.
Adriano si ripresenta nuovamente dal cliente a chiedere aiuto, dopodiché corre da Necco, accanto a me, in cerca di collaborazione.
- Ne’, machel’haiservitoteieriquelcliente? – credo dica Adriano, anche se alle mie orecchie è arrivato un suono tipo: ‘Ne’, mbepepmempepepenete?’
Necco guarda lui, poi guarda il cliente, lontano. Poi, con molta calma, guarda nuovamente Adriano e mosso a cristiana compassione gli risponde:
- Adrià, ma chi te se incula a te e lui? – Amen.
A quel punto, mentre clicco il pulsante STAMPA della schermata Fatture, scoppio a ridere.
Nessun altro pulsante, a pensarci bene, mi ha mai fatto ridere tanto.
Il povero Adriano, cornuto e mazziato, riparte verso il cliente. Poi ritorna alla cassa:
- Annamobene. Misachel’haservitoAlvaro. – quaqqueggia a me che neanche l’ascolto, tutto preso come sono a cliccare il pulsante stampa sperando in nuove risate.
In quel mentre arriva Claudio che claudicante e tronfio, avvertito sicuramente da Marco, urla:
- Adrianoooo, Quandooo nonnn troviiii le coseeee, a chii deviii chiedereeeeeeee? – sempre più simile al vecchietto, gli manca solo dire sciatica.
Adriano si illumina e sbotta a ridere. Claudio zoppicando porta la busta di lavorazione ad Adriano che ridendo dice, scandendo le parole:
- A Cla, ma che ne so io? Il cliente mi ha detto che ieri pomeriggio l’ha servito uno ANZIANO!!
Smetto di cliccare e ricomincio a ridere di gusto. Claudio è appena quarantenne, di quei quarantenni giovanili un po’ sullo stile del dottor Shepard, quello di Grey’s anatomy, non quello di Lost che è troppo più figo. Il classico capello sale e pepe, sempre curato e ben vestito, fisichetto ancora passabile e quella piccola mania ossesivo-compulsiva segreta, e che puntualmente rivela a tutti, che fa tanto personaggio interessante e misterioso, se non fosse che la sua è rappresentata dal fatto che non indossa calzini bianchi. A questo punto per ragioni che non so spiegare, ripenso ai poveri extraterrestri in visita.
Continuo a ridere di gusto mentre il cliente, conscio di quel che è successo, si avvicina e cerca di scusarsi:
- Anziano… più grande, ecco. – si giustifica.
- No, veramente mi ha detto anziano! Ecco perché non trovavo nulla! – insiste Adriano da bastardo patentato, un attimo prima di correre dal Grande Capo per avvisarlo di aver compiuto la missione.
A questo punto cerco di calmarmi, guardo in faccia Claudio e scoppio a ridere ancora più forte: vi assicuro, adesso la sciatica sarebbe addirittura superflua!

1 commento:

  1. commentare una cosi'cruda verita' è veramente troppo difficile
    mi basta dirti (cosa che avevo provato a scrivere prima, ma che chissa'com'è non l'ho impostata)che sei veramente bravo a illustrare veramente quello che succede in negozio
    dovresti provare a scrivere un libro sento che ci saresti portato
    magari ne esce fuori un best seller e allora si che ci dovrai dare tutti i diritti riservati alle persone citate
    e bravo Falco o Willy o come caspita ti devo chiamare hai perfettamente illustrato il nostro stato d'animo giornaliero hai colto proprio ogni piccolo particolare che rendono unici i nostri CLIENTI...
    alloraaaa danieleeeeeeee aspettiamo ancora speranzosi la parte terza mancano ancora gino e tonino e marco
    su su al lavoro RACCOMANDATO

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