venerdì 8 aprile 2011

Lavorando - Prima Parte

Volevo raccontarvi una tipica mattinata lavorativa così come avviene nel posto in cui lavoro, nel mio negozio... cioè nel negozio in cui lavoro. Ok, ok. Ho sposato la figlia del capo, ok? Non so bene neanche io come definirmi, oltre che raccomandato. E non è un bella cosa da dire, soprattutto a se stessi. Be, neanche agli altri. Che lavoro faccio? Io? No, io sono raccomandato. Eheheh. Un paio di volte l'ho fatto, serio serio, e l'espressione del mio interlocutore non ve la so descrivere. Vi dico solo che mi sono dovuto allontanare millantando una scusa qualunque, scoppiare a ridere dietro l'angolo, e tornare un minuto dopo più serio di prima per continuare il discorso tranquillamente. Una volta fatelo, dite a una persona appena conosciuta una qualunque cosa imbarazzante su di voi come se fosse la cosa più naturale del mondo e avrete in risposta una reazione impagabile. Comica e appagante, davvero. Interrogativa più delle Five Ws! Si chiederà continuamente se quello che avete detto è vero, se eravate seri o se stavate scherzando o se, dopotutto non sia possibile che abbia capito male. Entrerete di diritto nella sua vita, gli resterete impressi nella memoria. E' un modo come un altro per diventare immortali.
Dicevo della mattinata al lavoro. Fatemi dire che probabilmente io la prendo divertendomi più degli altri perché il mio lavoro, scusate, la mia raccomandazione mi ha portato a lavorare nell'amministrazione del negozio, quindi quelle pochissime volte che sostituisco la collega alla cassa per me rappresenta un piacevole diversivo.
Arrivo al negozio e mi fiondo in ufficio, passando davanti tutti accennando appena un ciao camminando dritto e spedito con la testa rigida tipo Ace Ventura, alias Jim Carrey, quando entra nella stazione di polizia. Lo faccio un po' perché questa citazione la capisco solo io (cosa che mi fa ridere ancora di più), un po' perché affrontare un minuto dopo tutti i loro "Oh, buongiorno eh?" è una sorta di rito che mi permette di salutarli uno per uno. Sono un inguaribile romantico, lo so. 
La mattinata è insolitamente tranquilla, tant'è che mi sto facendo i miei beati su facebook quando entra il primo Cliente. E qui mi tocca spiegare ai profani come funziona il lavoro del commesso. Ci sono clienti e Clienti. E poi ci sono i CLIENTI. Dunque:
i clienti sono quelle persone piacevoli e affabili, molto spesso simpatiche, che servi con piacere e disponibilità perché non fanno mai una storia che è una, accettano consigli e proposte, sono in genere veloci nella scelta e soprattutto, quando è il momento di pagare, pagano senza problemi senza piagnistei camorristici o contrattazioni da emporio di Sharm El Sheik.
I Clienti sono quelle persone affette da un qualche tipo di stramberia varia, che va dal tono di voce all'eccessiva confidenza, fino ad arrivare alla mezza pazzia. Ah si, e i vecchietti. Ragazzi, i vecchietti rappresentano il novanta per cento dei Clienti. Per fare un esempio, quando lavoravo nell'altra sede, qualche anno fa, ci siamo visti entrare una signorotta anziana con una bambina al seguito. Non ha salutato, ha fatto un bel giro nel negozio guardando minuziosamente ogni articolo esposto, poi si è girata e ci ha detto: "Mmm... bello eh? Ma non ho capito, cosa vendete qui?". Ecco, quella era una Cliente.
Servire queste persone abbisogna di una dose di pazienza extra, ma sono anche quelle che suscitano più divertimento.
Ed infine ci sono i CLIENTI. Oh, chiedete a chiunque, il mondo è pieno zeppo di CLIENTI. Sono ovunque, sono vicini a noi, sono intorno a noi. E spesso, molto più spesso di quanto sia lecito aspettarsi, i CLIENTI siamo noi. Sono un numero elevatissimo di persone, e rappresentano praticamente il novanta per cento della clientela di qualunque esercizio commerciale. I CLIENTI, molto semplicemente, sono i rompicoglioni. 
C'è però da dire che esiste un corollario, perché questa classificazione subisce l'effetto del tempo che agisce sulle lettere, trasformando le minuscole in maiuscole in maniera direttamente proporzionale agli anni che il commesso lavora a contatto con il pubblico fratto le qualità di resistenza e la cordialità innata del commesso stesso. Cioè per un commesso tutti, e dico tutti prima o poi passano da cliente a CLIENTE.
Quindi entra il primo Cliente: un vecchietto con un tono di voce molto alto che cammina aiutandosi con due stampelle. Io dalla cassa sorrido e bofonchio un "'giorno..." mentre Toni (Ah, ovviamente userò dei nomi inventali a tutela della privacy dei miei collaboratori) gli si avvicina e lo saluta sorridente dicendo: "Buongiorno, allora come va, tutto a posto?". Al che il vecchietto risponde, urlando: "EHHHH... C'HO PURE LA SCIATICA!!". Punto. Come avesse appena dimostrato inconfutabilmente la non esistenza di dio. Io già rido: la non esistenza divina mi fa sempre ridere.
Toni sembra rispondere qualcosa di sensato perché il vecchietto, pacioso e stampellante prende il numero per sottoporsi al controllo della vista e si accomoda sul divanetto. 
Ah, già, scusate. Parliamo di un negozio di ottica. Ed ecco che il "cosa vendete qui?" della signorotta di prima acquista maggior forza, vero?
Mi rimetto tranquillo e beato a navigare pigramente su internet. Mi passa accanto Claudio che inizia la solita manfrina sul suo ginocchio infiammato, di come gli faccia male, di come prima (includendo un qualsiasi lasso di tempo compreso tra i secondi e i millenni) andasse meglio e di quanto fosse bravo il suo fisioterapista. E lo dice con una punta sospetta di orgoglio, questa cosa del fisioterapista. Come se la bravura del medico fosse in qualche modo figlia della fiducia che Claudio ripone in lui e non viceversa. Annoto mentalmente per eventuale terzo grado futuro, quando e se me ne importerà qualcosa.
Io non ascolto, facendo finta di si. Sono bravissimo in questo: annuisco e dico "si" e mi "dispiace" nei momenti giusti, con botte di culo a raffica. Claudio soddisfatto passa oltre, mentre io a malapena ricordo che un Claudio lavora nel negozio. No, dai, non è vero. Però fa figo dirlo.
La mattinata pian piano prende vita. Esco malvolentieri da Facebook e lascio il browser aperto sul sito dell' ansa, così tanto per darmi un tono. Apro il programma di gestione interna e inizio con i pagamenti e le fatture dei clienti.
- 'Giorno - sorrisone.
- Salve. Dovrei pagare questa - dove questa sta per:
1. Busta di lavorazione dell'occhiale
2. Prodotto da banco
3. Occhiale da sole
- Certo - sorrisone. Prendo il 'questa' e lo blippo con la blippatrice per farlo leggere al programma mentre fiducioso aspetto che il cliente prosegua con:
- Mi tratti bene eh? Me l'hanno già fatto lo sconto? Su, su arrotondi che sono cliente da trent'anni... -
Ambè. Quasi ci rimango male se non me lo dicono.
Sorrisone.
- Guardi, l'hanno trattata benissimo, gliel'assicuro. - se è il caso 1 o 3.
La risposta standard del caso 2 è: "Guardi questi prodotti da banco hanno già il prezzo iper scontato."
Sorrisone.
La transazione prosegue, prendo i soldi, emetto lo scontrino fiscale (EMETTO LO SCONTRINO FISCALE) (dovesse leggermi una qualche forza armata...) saluto amabilmente, stringo mani e mi rimetto seduto. Vado avanti così per un po' fin quando mi ricordo di dover completare una cosa che ho in sospeso da qualche giorno: il listino prezzi dei prodotti da banco da esporre ai clienti.
Sbuffo e snort-eggio. Lavorare proprio non è ho voglia, è uno degli effetti collaterali dell'essere raccomandati.
Apro il file xcel e il catalogo online sul sito del fornitore su cui controllare prodotti e prezzi. Quand' ecco un'ombra minacciosa avvicinarsi alle spalle, un'ombra  inconfondibile. Arriva il Questionatore. Ora, Necco è buono e caro, simpatico e alla mano, e gli voglio bene come fosse vero, ma è capace di Questionare su ogni cosa del creato. E anche del non creato. Qualsiasi cosa tu stia facendo, lui l'ha già fatta o la sta facendo o la farà, meglio. Hai un bell'orologio? Lui l'ha venduto perché era troppo visto. Hai la moto? Lui l'ha tirata a 298 chilometri all'ora. Duecentonovantotto, ne uno di meno ne uno di più. Vuoi tuffarti col paracadute? Lui una volta è stato un paracadute.
Con lui hai perso, a prescindere. Arriverebbe a negare la tua esistenza, se servisse a dimostrare la sua tesi. Uno spettacolo vero, e lo dico sinceramente.
Arriva e mi si mette di fianco.
- Ah, bravo, stampa il listino. 
Ecco, lo dicevo io.
- Ok, lo stampo.
- No, fanne tre copie... -
Niente, deve superare pure se stesso, è più forte di lui. Un giorno di questi gli va in loop il cervello, ve lo dico io.
- Ok, ne faccio tre.
- Vedi? 'termini tecnici a caso'... sai cosa significa Dk?
Guarda tu la madonna. Me lo devo scrivere in fronte che sono raccomandato? A mala pena sfioro la conoscenza dei numeri pari (i dispari mi stanno antipatici, li trovo snob), sbaglio involontariamente più scontrini io che un ristorante per turisti a piazza di Spagna, e mi chiede se so cosa significa Dk. Neanche DC, che con le lettere italiane vado più d'accordo, Dk.
Rapida occhiata al monitor.
- Allora, dovrebbe rappresentare l'effetto osmotico, l'interscambio di acqua e ossigeno della lente a contatto. Butto li, perché raccomandato si, ma anche un bel po' stronzo. Te le faccio sudare le spiegazioni, io, sparando risposte talmente a caso che spiazzerebbero una scimmia ubriaca. Voglio proprio vedere da dove inizia.
- Mi sa che hai un po' le idee confuse.
Carino lui, che eufemisma così una castroneria di livello epico. Un punto a suo favore.
- Guarda bene, sotto il DK c'è una percentuale, vedi?
- Ah si, eccola... La percentuale rappresenta la permeabilità di ossigeno della lente a contatto. - Rispondo pronto, come se mi importasse veramente.
- Bravo. Vedi, DK 30, DK 50, DK 100... - Insiste.
E pure io.
- Ma scusa, perché è espresso con il rapporto di ossigeno su centimetri quadrati? Perché quadrati?
Chiedo innocente come un bimbo, con le sopracciglia alzate e la bocca aperta, e soprattutto, senza sapere minimamente cosa ho chiesto. Però ho fatto centro, perché Necco inizia a masticare a bocca chiusa mentre muove le labbra che sembra stia mandando baci a ripetizione. E' la sua espressione "mi hai messo all'angolo, ma ora ne esco cambiando discorso o dandoti dell'imbecille e poi cambiando discorso".
Un'espressione complicata, sembrerebbe. In realtà è più difficile da descrivere che da capire dal vivo.
Sta per dire qualcosa, probabilmente un insulto, quando un rumore alle nostra spalle attira la nostra attenzione.
Ci giriamo e vediamo il vecchietto sciaticoso che, lamentandosi e gemendo, prova a rialzarsi dal divanetto su cui era normalmente seduto, dopo essersi ritrovato per ragioni apparentemente prive di ogni senso ma legate sicuramente all'atto di alzarsi, in ginocchio, carponi, con la pancia sul divanetto.
Io rimango immobile cercando di interpretare i segnali evidentemente errati che mi mandava la vista. Necco pure. O forse stava pensando che doveva assolutamente dire al vecchietto che no, non ci si alza affatto in quella maniera, ne era certo perché una volta aveva seguito un corso di alzatologia professionale. Claudio è il primo a reagire, lasciando l'universo incredulo.
- Aspettiiii signoreeeee. L'aiuto volentieriiiiiii - dice.
Claudio parla così: allunga le vocali. Qualsiasi cosa dica.
Il vecchietto ci sorprende tutti rispondendo
- OH, LA SCIATICA... -
No, non ci sorprende per questo. Ma per:
- NO. NON SI PREOCCUPI CHE CE LA FACCIO - mentre con mossa sgraziata e pericolosa riesce nel miracoloso intento di tirarsi su senza spezzarsi la spina dorsale.
Claudio la prende sportivamente e si mette a ridere.
Noi la prendiamo a presa per il culo di Claudio, e ci mettiamo a ridere.
Il vecchietto entra nella sala di misurazione e in un attimo sono tutti intorno alla cassa  a ridere.
- A Cla', manco er vecchietto se fa aiutà da te - fa notare Adriano con la sua solita classe.
Ahahahah ridiamo noi. AH AH AH ride Claudio, che ride a intervalli.
- A Clà, mi sa che è lui che te deve aiutare, con quel ginocchio... - dice qualcun altro, non ricordo chi.
Ahahaha ridiamo noi. AH AH AH ride Claudio.
- A Cla non hai capito: quello sei te tra due giorni - dico io realista e bastardo.
Ahahaha ridiamo noi. Non ricordo risate di Claudio. Come si fa a non ridere alla battuta più bella? Insensibile che non è altro, uno potrebbe pure rimanerci male se non ride quando lo offendi.
Io continuo imperterrito a ridere anche perché questa scenetta ha distratto il Questionatore che si avvia verso le postazioni di lavoro insieme agli altri. Stavo quasi per aprire bocca per fargli notare che avevamo lasciato la questione in sospeso, così, tanto per sapere cosa aveva avuto in mente di dirmi. Poi però il buonsenso ha vinto sulla curiosità, mi sono girato ed ho continuato il lavoro.
Prima però, pausa facebook. Con la morte nel cuore constato che nessuno mi ha cercato e allora stizzito chiudo e passo a youtube dove carico la mia playlist preferita del momento.
Certo che sono proprio un bel tipo io. Mi sono iscritto su facebook inventandomi un nick name in maniera tale da non essere riconosciuto ed evitare così di essere contattato da migliaia di persone (delle quali, più o meno, mi importa tanto quanto il sapere a memoria tutti i comuni del piemonte), ho accettato l'amicizia di un numero strettissimo di persone, ovvero parenti e colleghi di lavoro, e poi ci rimango male se nessuno mi tagga o mi scrive qualcosa. Dannata onestà mentale, mi farà morire solo e dimenticato. Ma vecchissimo.
E' che non sopporto quelli che hanno millemila amici. E' umanamente inconcepibile, secondo me. Tra l'altro provate a chiedere a uno di questi colleziona contatti chi è quello e chi quell'altro, nove volte su dieci vi risponderà una cosa tipo: "Quello è l'amico del cugino dell'edicolante sotto casa. L'ho incontrato una volta all'edicola e mi ha chiesto l'amicizia perché abbiamo delle cose in comune. Pensa che all'edicola abbiamo comprato tutti e due la stessa cosa: un giornale."
Oppure: "Chi? Quello... quello... mmm... mi sa che una volta ci siamo incrociati in discoteca".
Oppure, la migliore, quella che concettualmente mi irrita di più: "No, quello ha tra gli amici una che ha tra gli amici una che mi piace.".
Altro che "Sette gradi di separazione". Siamo una massa di spioni. Guardoni virtuali, voyeur digitali. Tutti, e dico tutti quelli che conosco hanno tra gli amici qualcuno che odiano, uno verso cui nutrono antipatia. O uno che se incontrano per strada neanche salutano. Io non capisco, ma sembra essere un modo per sapere cosa gli altri pensano di te e tenere sott'occhio i nemici creando una sorta di armistizio virtuale, una "pace fredda" in cui controllarsi a vicenda bloccando di fatto possibili reciproche maldicenze. Uno status quo metropolitano.
Pensavo a tutto questo quando Claudio si avvicina alla cassa. Allora apro il file excel e cerco di mostrarmi indaffarato, mentre canticchio sottovoce sperando di scoraggiare ogni suo possibile approccio filo legamen-cartillagineo.
In quel mentre esce il vecchietto dalla sala di misurazione. Toni gli si avvicina e in quello che mi è parso un dejavù, gli chiede: "Allora? Tutto a posto? Deve cambiare le lenti?".
- NO, NO E' TUTTO UGUALE. A PARTE LA SCIATICA... - urla.
Se rinasco, voglio rinascere come sciatica. Deve essere diabolicamente appagante essere la sciatica.
Toni sorride e saluta, poi con passo lento e flemmatico si avvia soddisfatto in laboratorio.
Il vecchietto intanto continua la sua claudicante camminata verso l'uscita e passando accanto alla cassa incespica in non so cosa, fa un mezzo passettino, si appoggia al bancone e miracolosamente si mantiene in piedi. Si gira verso me e dice, spaventato:
- O DIO... - con tanto d'occhi che avrebbe fatto insospettire persino cappuccetto rosso.
- Mi chiami pure Daniele, non si preoccupi... - dico ancor prima di accorgermi di stare dicendolo.
O cazzo, penso, ancor prima di accorgermi di stare pensandolo. Dannata boccaccia.
Per fortuna il vecchietto non se ne accorge e riparte verso l'uscita.
Claudio mi guarda. Lo scampato pericolo fomenta lo sbruffone che è in me:
- E' sempre bello quando qualcuno mi riconosce - dico.
A quel punto ridiamo le risate dei giusti.

2 commenti:

  1. diciamo che e' la nostra giornata tipo... abbiamo veramente a che fare con tutte le tipologie di clienti c.c.(cacaca...i)e'solo la nostra grande abilita' ad entrare nella psicologia delle persone cerchiamo sempre di dire al cliente quello che vuole sentirsi dire...

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  2. In altre parole, assecondiamo i pazzi!
    A Cla'!!!!!!!! Hai rovinato tutto!!! E io che vi proteggevo facendo finta di usare nomi diversi!!!
    Perle ai porci...

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