lunedì 30 maggio 2011

La versione di Barney - Mordecai Richler

Dannatissimo CSI. Stramaledetto CSI.
Mi ha rovinato il tanto decantato finale a sorpresa. Che ovviamente non rivelerò, ma chi fosse incuriosito dalle imprecazioni può chiedermi tranquillamente spiegazioni in privato.
Perchè, diciamolo, la forza per superare le prime 150 pagine è tutta insita nella promessa del colpo di scena finale che il protagonista, strizzandoci l'occhio un po' ruffianamente, ci lascia intuire già dalle prime righe del romanzo. No, aspettate. Non ci lascia intuire il colpo di scena, ci fa capire che ce ne sarà uno.
Non che si vada avanti nella lettura esclusivamente per quello, ma le prime cento/centocinquanta pagine possono risultare poco chiare.
Barney è un personaggio grandioso, pieno di difetti e contraddizioni che ci racconta una vita, La vita, in maniera schietta e un po' confusionaria, intervallando amore e odio, contrapponendo amici e nemici e ricordandoci ogni tanto che la minestra si versa col coso e che i sette nani si chiamano come si chiamano.
Ma più di ogni altra cosa ci racconta l'arte, il fermento creativo e la vita del giovane artista. Ed è forse questo il suo punto debole, la ferita mai rimarginata che ha tentato di nascondere sotto il suo caratteraccio, il sarcasmo e fiumi di alcol. Il fatto che, come gli dice il suo amico Boogie, lui l'arte ce l'ha sempre avuta al suo fianco, ma mai dentro.
Cazzo, cazzo e cazzo.
Da leggere e gustare come un montecristo.

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