lunedì 2 maggio 2011

Lavorando - Terza Parte

Stavo ancora ridendo. Il problema è che non ve la so descrivere l'espressione di Claudio. Sembra davvero invecchiato di venti anni... da una parte lo capisco perchè quando fai di tutto per passare da giovane e ti danno del vecchio, è come ricevere una coltellata al centro esatto dell'orgoglio. Per questo ho deciso di rimanere sempre a 29 anni. Mica scemo, io. 
Claudio torna annichilito verso il bancone di consegna e io mi rimetto comodo a lavorare: cambio canzone su youtube, che Checco Zalone non mi pare il caso. Scelgo una nuova canzone, che per dovere di cronaca vi dico essere “Eh già” di Vasco, e riapro il file del listino prezzi. 
Adriano come sempre non si vede; il Questionatore sta questionando con un cliente su di una questione qualunque; Marco è in giro a Padreternare da qualche parte; Claudio, come detto, è al bancone tutto triste e sconsolato (Claudio, non il bancone); Tonino si tocca il petto e sorride mentre un cliente di fronte a lui si sfoga di tutti i suoi terribili guai; Adriano è ricomparso, un attimo, ed è scomparso nuovamente; io mi guardo intorno e penso tutto questo invece di fare la benché minima cosa, che anche excel prima o poi si chiuderà sdegnato per protesta, stufo di essere avviato senza motivo. Sono talmente svogliato che non ho neanche voglia di rispondere a questo maledetto telefono che squilla incessante, mi limito a guardalo male, sperando così di spaventarlo e farlo tacere. Senza risultato. Anzi si! Ahah. Ha smesso, ho un potere mentale enorme! Ah no, ecco che squilla nuovamente, con il suono dell’interno. Alzo la cornetta:
- Si?
- Dani, è per te. – mi avverte la voce di Adriano, da non so dove.
- Dani è per te – scimmiotto io…
- Ao, ma che vuoi? – risponde.
- Adria’, certo che è per me, me la stai passando la chiamata! Chi è? – mi altero. 
Poco poco, al limite massimo consentito a chi detiene il potere per casta e non per merito.
- Ehm… non lo so. Una donna. – mi dice per niente intimorito.
A questo punto alzo il tiro:
- Checcavolo, sei più inutile di un culo senza il buco! – sbotto copiando la battuta di non so chi.
Non risponde e mi passa diretto la chiamata. Uno a zero per lui, brutto inutile uccellaccio dalla forma umanoide. Me la pagherà.


- Pronto? – sorrido. 
Non so perché mi capita, il sorrisino da commesso mi spunta anche quando sono al telefono.
- Daniele? Ah, molto piacere, non ci siamo mai incontrati. Io sono la signora YYY (che mettere XXX potrebbe fuorviare), ho ritirato gli occhiali per la beneficienza la settimana scorsa… - mi dice YYY, tutta giuliva.
- Ah, si, salve, molto piacere. Che succede? – Rispondo pronto, da vero manager.
- No è che in realtà ce ne servirebbero altri, sa? L’emergenza è grande e so che li avete mandati al macero ma se ce ne avesse altri, farebbe una grossa cortesia a noi e soprattutto a chi ne ha bisogno. – continua.
Io l’africa non la sopporto. Se non fosse per il re leone, l’avrei già cancellata dal mio mappamondo personale. Che diavolo, sempre a chiedere aiuto. Poi sempre quando uno mangia, avete notato? Tu sei li con la forchetta ricolma di bucatini all’amatriciana a metà strada tra il piatto e la bocca salivante aperta, quando Paffete, al telegiornale fanno vedere le immagini di un qualche villaggio sperduto nel continente nero, con gli abitanti secchi scheletrici e le pance gonfie, con le mosche che gli girano intorno e i bambini sporchi e magri e tristi che bucano lo schermo con quei loro occhioni bianco-neri che ti fissano. E che diavolo, poco ma sicuro che non ti gusti più il tuo fumante piatto sugoso come dio comanda. Non possono mandarli dopo questi servizi, che magari ti beccano sulla digestione, stimolando? No ti devono far sentire in colpa mentre mangi, neanche avessi deciso tu di chi nasceva dove.
- Guardi, mi è appena venuto in mente che ho un altro migliaio di montature in disuso, che però hanno bisogno di un montaggio particolare, non so se sono attrezzati per un lavoro del genere. Cioè, non so se dandovele faccio un’opera di bene, capisce? – rispondo io, ancora pensando a quel piatto di amatriciana fumante.
- Guardi, capisco, ma credo siano attrezzati. E poi sempre meglio in più che in meno, no? Allora, facciamo cosi se non le creo troppo disturbo… mi scusa un secondo? Un attimo solo mi perdoni – mi dice, mentre sento i classici rumori di chi copre con la mano la cornetta del telefono.
Ovviamente la mia attenzione aumenta e mi concentro per ascoltare il meglio possibile. 
- Si, generale. No, guardi… Mi faccia preparare un’auto blu di servizio anche senza autista, non si preoccupi. Come? No, no… senza scorta. Devo andare in senato, ho appuntamento tra un’ora. Si figuri, non si preoccupi. Sono sicura, grazie. Si, si… grazie. – Riporta il microfono della cornetta alla bocca e dice:
- Rieccomi, mi scusi, dicevo…
A quel punto però non ascolto più. Voglio dire, questa signorotta allegra dall’altra parte del telefono ha appena detto a un GENERALE di preparale un’AUTO BLU, anche senza AUTISTA e SENZA SCORTA perché ha un appuntamento in SENATO.
Capitemi, non che io mi curi troppo di queste faccende, per me un uomo è un uomo, qualunque lavoro faccia, e a qualunque classe sociale appartenga. Almeno per quanto riguarda i bianchi. Come si dice, tutti fanno la cacca, anche i re.
Certo però che trovarsi a interloquire con una persona che riveste una carica pubblica di tale levatura, un poco ti mette in soggezione. E la cosa mi fa girare le palle.
- Mi scusi, non l’ho sentita bene, che la comunicazione era disturbata. Mi ripete cortesemente… ah, scusi un secondo, un attimo solo… - faccio finta di posare la cornetta sul banco, dandogli due o tre colpetti e dico, ad alta voce:
- Gino? Gino? Me l’hai preparato questo caffè o no, per favore? – Col tono scocciato ma cortese, di chi sa come dirigere un’azienda. Dovevo darmi un tono, anche io, no?
- Rieccomi mi scusi… – dico sorridendo, tutto orgoglioso di me.
- Allora guardi, le dicevo che se non è un problema passo dopodomani a ritirare gli altri occhiali.
- Certo, va benissimo! L’aspetto. Grazie e arrivederci. – dico di buon umore.
- A lei a presto. – risponde.
E anche questa è fatta. Oggi non ho un attimo di riposo! Generale, auto blu, scorta... Ma pensa te.
La storia inventata del caffè mi ha fatto venire voglia di berne uno. Mi alzo nel momento esatto in cui dalla strada si sente provenire un suono di clacson stranissimo, più simile al suono di una nave in partenza che di un automezzo. Un suono basso e profondo, un BOOOOOORRRRNN dall’inconfondibile sapore navale. E subito il personale si risveglia.
- E che è? E’ arrivato uno Tsunami pure da noi? – sento dire a non so chi, anche se una mia idea, data la natura lievemente insensibile della battuta, me la sono fatta.
Qualche risata imbarazzata rimbalza nel negozio.
- Ma che hanno spostato il porto? – dice più soft, qualcun altro.
Meno risate, più sorrisi e più imbarazzo. Diciamolo, questa era fiacca.
- Guardate che il porto non si può spostare, ci vorrebbe troppo tempo, troppi soldi e troppi operari. E neanche lo tsunami è plausibile perché il mediterraneo è un mare chiuso e poco profondo. – immagino rispondere il Questionatore, che effettivamente stava per aprire bocca, allora mi precipito e lo anticipo dicendo la prima cosa che mi salta in mente dopo la parola casseruola, che non so perché mi è balzata in testa.
Casseruola. Che parola strana, vero? CASSERUOLA. CAS – SE – RUO – LA. Avete mai fatto caso che se ripete molte volte lo stesso vocabolo, questo perde completamente di significato e vi suona alieno sia pronunciarlo che sentirlo? Provateci, è una sensazione straniante. Casseruola. Casseruola. Bah… comunque...
- Gino? Che hai il traghetto a domicilio? Mi sa che ti sono venuti a prendere per il rimpatrio.
La mia battuta suscita più ilarità delle altre, sia tra i colleghi, sia tra i clienti perché più o meno tutti conoscono Gino. Cioè dei clienti, il personale è ovvio che si conosce tra loro. Gino dicevo, lo conosce quasi la totalità della nostra clientela, sia perché è, indubbiamente, un ottimo tecnico di laboratorio (è lui per capirci che monta le lenti negli occhiali, li sistema li ripara eccetera) sia perché ha dei modi affabili, tendenti all’ untuoso con praticamente tutti, in particolar modo, e qui scivola sull’umido/viscido, con qualunque essere di genere femminile. E soprattutto perché, e non cessa neanche un secondo di sottolinearlo, è Sardo! Sardo, proprio cosi, in maiuscolo. Mica italiano, Sardo!
Partiamo dalle attenuanti: non conosco molti sardi.
Ora vado con l’ipotesi: se quelli che conoscono rappresentano un campione attendibile sul loro modo di essere…
Ecco la conclusione: beh, allora dio ci scampi e liberi dei sardi, appena dopo essersi occupato dell’africa. Fulmini e saette, ragazzi, i sardi sono assurdi, che poi è la parola da cui origina quella che definisce la loro razza. Si ho detto proprio razza! E non venitemi a criticare ora, che sull’africa ho detto di molto peggio e nessuno ha detto niente! Ipocriti.
Eppoi anche i sardi sono neri… diciamo carnagione scura. Insomma, un po’ sporchi, ecco. Sto esagerando dite? E questo è niente!

Prendete tre sardi noti, tipo Mauro Esposito (ex giocatore della Roma), Marco Carta (ex albero) e… uff… trovare sardi noti è più difficile che trovare messicani belli. Diciamo Gino, ecco, il mio collaboratore. Fa niente che non lo conoscete, fidatevi di me. Allora, li prendete e li mettete vicini. Ecco, la Settimana Enigmistica ha inventato cosi il gioco “trova le cinque differenze.”. Sul serio, sono tutti uguali: bassi tozzi e mascellosi. Tanto è vero che in Sardegna non esiste il riconoscimento del colpevole in stile americano, quello in cui il testimone indica agli inquirenti il colpevole tra cinque o sei sospettati da dietro un vetro specchiato. Andava a finire sempre a puttane, i poliziotti uscivano pazzi e alla fine venivano tutti sbattuti in galera, poliziotti e puttane comprese.
Se c’è una cosa che ho capito di questa strana popolazione, è che non bisogna mai, e dico mai e poi mai, fargli domande sulla loro terra: attaccano con una filippica infinita di come sia unica e bellissima, la più bella in assoluto in tutta l’italia, in tutta l’europa, in tutto il mondo e in tutto l’universo. Tu stai parlando di maldive, arriva Gino che si intromette dicendo: ”Ma guarda che anche noi abbiamo le spiagge bianche, altro che maldive! Lo spot della Bilboa, hai presente? Quella è una spiaggia della Sardegna!”.
Stai parlando di sciare? Arriva Gino: ”Ma anche in sardegna abbiamo i monti dove si scia! Delle piste belle belle, ti dico, belle”.
Stai parlando di strade? Arriva Gino: “Lo sai che in sardegna non esistono le autostrade e siamo l’unica, dico l’unica regione in Italia a non averle?”
Stai parlando e arriva Gino. Ecchemadonne, direte voi. Esatto, vi rispondo io. Due palle co’ ‘sta Sardegna!
E l’anemia mediterranea, e il poco ricambio di sangue, e questo e quello, neanche ci andasse a letto, con la Sardegna. Da una parte li rispetto, che una passione cosi viscerale per la propria terra di origine è davvero ammirevole. Dall’altra però, si prendono meriti che è assurdo anche solo pensarlo: la descrivono con un’enfasi tale che vogliono farti credere che è merito loro che sia cosi bella. Che diamine! Già dobbiamo vivere in una società convinta che il mondo l’ha creato un tizio in sei giorni, ci si mettono pure i sardi con le manie di onnipotenza?
Per non parlare della famosa cocciutaggine sarda! Sul serio, mai conosciuta una persona più testarda di Gino, è capace di far perdere la pazienza al Dalai Lama, ve l’assicuro. Certe discussioni… anche perché è subdolo e infido il bastardo. E’ il tipico impiegato ruffiano e doppiogiochista!
Un esempio? Ok. Tu sei li che ti sbatti per servire un cliente, lo convinci all’acquisto e lo seduci dicendogli che l’occhiale sarà pronto subito, nel giro di venti minuti. Vai da Gino, chiedi conferma e ritorni carino e soddisfatto dal cliente confermandogli i tempi. Dopo venti minuti torni da Gino e scopri che l’occhiale è ancora in stand-by. T’incazzi a morte, ma ti trattieni per amore della pace. Chiedi spiegazioni e Gino farfuglia che la mola, o il lavoro, o una sfortunata coincidenza astrale ha causato il ritardo. Con le pive nel sacco e un sacco di madonne torni dal cliente e gli dici cortesemente di aspettare ancora qualche minuto. Torni in laboratorio e d’un tratto scopri che prima del tuo occhiale sono passati avanti tre occhiali in garanzia (ovvero non paganti!!!) commissionati direttamente dal Grande Capo a Gino, per un cliente che è venuto un’ora dopo quello che stavi servendo tu, e che gli è passato davanti perché Gino voleva far bella figura con il Boss. Brutto Smithers che non è altro!
Un altro esempio? Arriva un cliente con un’asta rotta. Vai da Gino e chiedi:
- Gino, si può riparare o cambiare? Guarda, è un’asta ray-ban, l’abbiamo?
- No… ma cosa abbiamo? E poi adesso non posso proprio… va mandata in laboratorio! Sono troppo incasinato.
- Ok, capito.
Torni sconsolato dal cliente che, trattandosi di un CLIENTE, mette su un casino da sceneggiata napoletana e s’impunta che vuole parlare col Capo.

Il cliente va dal Capo, il Capo va da Gino, Gino tira fuori una bella coppia di aste appena sfornate e consegna al CLIENTE l’occhiale come fosse nuovo, tutto sorridente e accomodante. Il CLIENTE a quel punto neanche paga e esce senza salutarti e guardandoti alla stregua di Hitler un ebreo. Tu sei cosi avvelenato che se mangiassi carboni cagheresti diamanti, ma sai che litigare con Gino sarebbe del tutto inutile ai fini di un futuro comportamento diverso e servirebbe solo a farti imbestialire di più. Quindi tieni botta e pensi a quel posticino isolato e buio dove prima o poi nasconderai indisturbato e trionfante il corpo senza vita di Gino.
Tanto i sardi sono tutti uguali come i cinesi… chi se ne accorgerebbe mai se ne sparisse uno?
Un momento. Ripensando a quello che ho detto, posso essere sembrato lievemente duro nei loro confronti, però no per carità, non mi stanno antipatici tutti i sardi. Due o tre mi sono simpatici... il primo è Willie il giardiniere dei simpson, il secondo è il giocatore del Cagliari Daniele Conti. Come dite? Il primo è scozzese e il secondo è romano? Vabè, allora adesso è colpa mia se gli unici sardi che mi sono simpatici non sono sardi? Ma vedi un po' te! Sono loro che mi confondo, con 'sta storia di prestare cittadinanza alle persone simpatiche!
E poi diffido per principio negli abitanti di una regione sprovvista di serpi! Maddai! Come si fa? Pensa da ragazzini in gita tra i campi o a giocare con le balle di fieno senza il rischio di venire morsi dalle SERPI, spauracchio di ogni bambino italiano. Che gusto c'è, a quel punto farlo? Senza il rischio, senza il pericolo, le azioni perdono di significato. Pensate che so, a James Bond che lotta contro il cattivo di turno che però spara solo a salve. Esempio che andrebbe bene anche per i film porno, a ben pensarci. Ma questo è meglio che non lo scriva, altrimenti chissà cosa potreste pensare. E' che il rischio è la leva che muove l'adolescenza. Certo che poi vengono su così i sardi... me li immagino i bambini che giocano e si sfidano a "vediamo chi arriva più lontano" nell'erba alta, fra le balle di fieno alle due del pomeriggio di una calda giornata di Luglio. Li vedo chiaramente arrivare alla fine del campo e tornare indietro tutti insieme, pareggiando. Umiliante. D'altra parte non può esistere una sfida, senza il pericolo o una minaccia. Mica possono mettersi a urlare attenti alle, che so, alle Bisce?? Dai! Attenti alle coccinelle, che se hanno i puntini dispari portano male! Poco credibile. Non ha lo stesso fascino del veleno di un serpente! Ecco perchè cominciano a incaponirsi su ogni cosa, litigano e si impuntano tipo capre di montagna, corna contro corna, su ogni piccola minuzia, stando bene attenti a tralasciare il senso globale: in qualche modo dovranno pur passare il tempo, no? E allora perchè non passarlo a discutere su tutto rimanendo ben saldi sulle proprie ragioni, giuste o sbagliate, senza cedere di un millimetro, con la visuale più stretta dello specchietto posteriore di una smart cabrio? Hanno tutti i diritti di farlo, per carità, e comunque lo stabilisce la Convenzione di Ginevra. E noi in negozio rispettiamo le direttive europee, altrimenti Gino come extracomunitario a quest'ora sarebbe in fragranza di reato di clandestinità. Ah no, che cretino, scusate, ho sbagliato. Gino è sardo, ma ha anche la residenza a Roma, quindi è naturalizzato italiano. O no, forse, tipo Camoranesi, ha la doppia cittadinanza. Insomma, non mi è proprio chiara la faccenda . So che lavora con noi e che tutte le carte sono in regola, i dettagli sul come mi sono oscuri. So anche che ogni tanto prende un barcone e torna in patria un week-end. Spero solo di non leggerlo prima o poi su un giornale accusato di essere uno scafista.
Ma torniamo al caffè... Vi ricordate del caffè, vero? Perché credo di avere appena chiuso la parentesi più lunga della storia!
Mi avvio in laboratorio, dove teniamo la macchinetta del caffè, sorridente ma visibilmente stanco, trascinando i piedi e con le mani a massaggiare la fronte dolorante. Passo davanti a clienti e colleghi sbuffando, con l'aria di chi si va a prendere una piccola pausa dopo un lungo e faticoso periodo di intenso lavoro. 
Una cosa dovete riconoscermela, ho una faccia tosta da far impallidire Berlusconi.

2 commenti:

  1. Tutto molto piacevole...l'unica cosa che stona è il titolo: "Lavorando"?? Spero sia una provocazione voluta!

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  2. Certo che si! :)
    E poi ho un debole per il Gerundio...

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