venerdì 16 settembre 2011

L'uomo della strada


L’uomo della strada, è come la strada: ha lo stesso odore, di umido e calore; ha le stesse buche e crepe frastagliate, come rughe di catrame, a solcargli il viso; ha la pelle bruciata come chiazze di olio sulla carreggiata e gli occhi opachi come strisce pedonali sbiadite dal sole. 
L’uomo della strada sa di marcio, fuori, come la carogna di un ratto schiacciato sull’asfalto; e dentro, l’uomo della strada, sa dello stesso sapore, solo più intenso. E più pericoloso, come una profonda buca nascosta dalla ristagnante acqua piovana. 
E’ un uomo, l’uomo della strada, che parla poco; e quando parla è evitato ma non ignorato, come il fragoroso contorcersi delle lamiere di due auto che si scontrano. 
L’uomo della strada cammina, cammina sempre, per andare in nessun luogo. E cammina perché, come la strada, ha senso solo se raggiunge un luogo diverso da quello da cui è partito; altrimenti una strada non è più una strada. E ‘ un punto. E l’uomo della strada non sarà la strada, ma sicuramente non è un punto. 
Cammina, l’uomo della strada, trascinando i piedi, vacillante e lento, trasportando buste che hanno il peso di tutta la sua casa e il valore della sua vita, che è l’unica cose che possiede, perché è lei a possedere lui.
L’uomo della strada è un gatto nero e randagio che non graffia; è un gatto nero malconcio e arruffato, scansato e deriso e innocuo, tranne per se stesso.
L’uomo della strada è un cane abbandonato che non abbaia più e vive di avanzi. Avanzi di cibo, avanzi di sguardi. Avanzi di carezze.
E’ vecchio, l’uomo della strada, anche se nato da poco. Ed è schivo e diroccato, come un vicolo di un paese di montagna abbandonato.
L'uomo della strada vive ai margini. Ai margini e sui bordi, in bilico, con un piede sulla strada e un piede sul ciglio del marciapiede, troppo stanco e ingombrante per restare in equilibrio, straniero a se stesso nell'unico stretto luogo che gli viene concesso.
L’uomo della strada è come la strada, duro e indifferente agli uomini con altri uomini che passano veloci con sguardo schivo.
L’uomo della strada è come la strada: curvo di notti rannicchiato sotto inutili coperte di giornali; e dritto come la schiena rotta da letti di asfalto e cuscini di gradini.
L’uomo della strada crede in Dio, ma non prega: ha già chiesto troppo agli uomini, che l’unica speranza è il dubbio divino, perché la certezza negli uomini, l’ha già avuta.
L’uomo della strada ha imparato a dormire con gli occhi aperti perché a dormire con gli occhi chiusi poi si sogna. E i suoi sogni, l’uomo della strada, li dona agli altri uomini; di illusioni non vuol vivere giacché disperata è la sua esistenza, che almeno la morte sia misericordiosa.



giovedì 15 settembre 2011

La Statistica - Trilussa

Sai ched'è la statistica? È na' cosa
che serve pe fà un conto in generale
de la gente che nasce, che sta male,
che more, che va in carcere e che spósa.
Ma pè me la statistica curiosa
è dove c'entra la percentuale,
pè via che, lì, la media è sempre eguale
puro co' la persona bisognosa.
Me spiego: da li conti che se fanno
seconno le statistiche d'adesso
risurta che te tocca un pollo all'anno:
e, se nun entra nelle spese tue,
t'entra ne la statistica lo stesso
perch'è c'è un antro che ne magna due.

mercoledì 14 settembre 2011

Bar della Rabbia - Alessandro Mannarino

Quanno un giudice punta er dito contro un
povero fesso nella mano strigne artre tre dita
che indicano se stesso.
A me arzà un dito pe esse diverso
me fa più fatica che spostà tutto l'Universo.
So na montagna... se Maometto nun viene...
mejo... sto bene da solo, er proverbio era
sbajato. So l'odore de tappo der vino che
hanno rimannato 'ndietro so i calli sulle
ginocchia di chi ha pregato tanto e nun ha mai
avuto e ce vo' fegato... ahia...
So come er vento: vado 'ndo me va.
vado 'ndo me va... ma sto sempre qua.

E brindo a chi è come me ar bar della rabbia
e più bevo e più sete me vie
sti bicchieri so pieni de sabbia.

So er giro a voto dell'anello cascato ar dito
della sposa che poi l'ha raccorto e me l'ha
tirato e io j' ho detto: mejo... sto bene da
solo... Senza mogli e senza buoi
e se me libero pure dei paesi tuoi sto a
cavallo... e se me gira faccio fori pure er
cavallo.
Tanto vado a vino mica a cavallo.

So er buco nero der dente cascato ar soriso
de la fortuna e la cosa più sfortunata e
pericolosa che m'è capitata nella vita è la
vita, che una vorta che nasci, giri... conosci...
intrallazzi... ma dalla vita vivo nun ne esci...
uno solo ce l'ha fatta... ma era raccomannato...
Io invece nun c'ho nessuno che me spigne.
Mejo... n' se sa mai... visti i tempi!
Ma se rinasco me vojo reincarnà in me stesso
co' la promessa de famme fa più sesso
e prego lo spirito santo der vino d'annata
di mettermi a venne i fiori pe' la strada
che vojo regalà 'na rosa a tutte le donne che
nun me l'hanno data. Come a dì: tiè che na so
fa 'na serenata!

E brindo a chi è come me
ar bar della rabbia o della Arabia
e più bevo e più sete me vie
sti bicchieri so pieni de sabbia.

Ma mò che viene sera e c'è il tramonto
io nun me guardo 'ndietro... guardo er vento.
Quattro ragazzini hanno fatto n' astronave con
n'pò de spazzatura vicino ai secchioni, sotto
le mura dove dietro nun se vede e cè naria
scura scura.
Ma guarda te co quanta cura
se fanno la fantasia de st'avventura
Me mozzico le labbra me cullo
che me tremano le gambe de paura
poi me fermo e penso:
però che bella sta bella fregatura...

E brindo a chi è come me ar bar della rabbia
e più bevo e più sete me vie
'sti bicchieri so pieni de sabbia.